II.2. Lettura della Personalità, Lettura della Fotografia “Irène and Frédéric Joliot-Curie, 1944” di Henri Cartier-Bresson

II.2. LETTURA DELLA PERSONALITÀ (I.1 | I.1.1 | I.1.2 | I.1.3 | II.1)
Lettura della Fotografia “Irène and Frédéric Joliot-Curie, 1944” di Henri Cartier-Bresson
Irène and Frédéric Joliot-Curie, 1944. © Henri Cartier-Bresson
Irène and Frédéric Joliot-Curie, 1944. © Henri Cartier-Bresson

Il secondo ritratto prendo in considerazione ha per soggetti i coniugi Irène e Frederic Joliot-Curie, ed anche questo è stato realizzato nel 1944. In questo caso la tematica è più riconducibile ad una delle caratteristiche di Cartier-Bresson, che lui stesso più volte ha definito fondamentali per un buon fotografo soprattutto nel campo della ritrattistica, e cioè la capacità di riuscire a cogliere, anche grazie ad un momento “fortunato”, la figura del soggetto “in attesa”, nell’esatto momento in cui, colto di sorpresa, si svela davanti l’obiettivo del fotografo. Quando Cartier-Bresson si recò presso lo studio della celebre coppia di scienziati, colto dall’invito ad entrare senza bussare, si precipitò all’interno e, trovati entrambi immobili quasi davanti alla soglia, decise di fermare nel tempo quell’immagine pensando, non a torto, di averli colti in un momento tanto casuale ed improvviso quanto emblematico e rappresentativo. Irène e Frederic Joliot-Curie hanno indiscutibilmente sui loro volti un alone di stupore, ma allo stesso tempo le loro figure statiche e severe trasmettono un senso di rigore ed armonia insieme che riconduce la mente al lavoro di scienziati che loro valse il premio Nobel per la chimica nel 1935 per la scoperta della trasmutazione di alcuni elementi come l’alluminio in isotopi radioattivi. In questo caso l’immagine è quasi per la sua totalità dedicata alla coppia, a differenza del ritratto di Matisse, e i soli elementi che l’osservatore ha per cercare di capire la personalità dei soggetti sono la postura, la loro espressione e la luce presente nell’ambiente vuoto.
L’immagine è basata sulla simmetria quasi speculare tra le due figure: i loro corpi, come due statue, tracciano due linee verticali, il loro accostarsi avviene proprio all’esatto centro dell’immagine, in modo che le due figure la occupino perfettamente a metà, così come verticale è la linea della finestra che appena si intravede sulla parte sinistra dell’inquadratura e dalla quale entra una fonte di luce secondaria, mentre la luce principale prorompe da una fonte che non è data vedere sulla parte destra e che illumina, mettendoli in risalto, i volti dei protagonisti. A spezzare con questa impostazione rigida, come a volere sottolineare la serietà e l’importanza dei personaggi, intervengono due immaginari triangoli capovolti sul petto dei coniugi, che diventano quasi un simbolo della loro fragilità, quasi una premonizione della prematura scomparsa per leucemia di Irène che sarebbe avvenuta circa una decina di anni dopo lo scatto di Cartier-Bresson (e due anni dopo la morte di lei sarebbe avvenuta anche la morte del marito).
Infine l’occhio dell’osservatore si sposta sulle mani, quasi ritratte in un atteggiamento di timidezza ed in contrasto con l’esplicito invito ad entrare nel loro ambiente familiare e quotidiano proprio perché colti di sorpresa.
Anche in questa circostanza, Cartier-Bresson è riuscito in maniera molto raffinata a capire che tra tutti i modi possibili di ritrarre queste due personalità, probabilmente il quello che più poteva essere più opportuno era la resa di un istante in cui queste due grandi menti eppure mostrano tutta la loro timidezza e semplicità, scegliendo non una foto “in posa”, ma volutamente il risultato di un fortunatissimo momento.
Gli esseri umani nei vari momenti della loro vita hanno volti diversi, per tentare di capire il loro stato originale il fotografo ha bisogno di conoscere chi sta fotografando; è utile che il soggetto si trovi nel proprio ambiente e se ne deve rispettare l’ambito personale e la casa.
Cartier-Bresson credeva che fosse possibile realizzare dei ritratti “perfetti”, sempre attraverso una conoscenza pregressa del soggetto, motivo per cui riteneva anche che i ritratti su commissione non potessero riuscire bene. Sulla base di questa sua idea ho riflettuto per la scelta delle immagini da interrogare sul rapporto tra committente e liberta personale. Tuttavia, dal momento che i ritratti selezionati erano stati la commissione di una casa editrice, forse la vicinanza con questi soggetti deriva dal fatto che si trattava in tutti i casi di personaggi famosi? Per cercare di trovare risposte a questa domanda ho considerato altri ritratti da lui realizzati negli anni successivi alla collaborazione con la casa editrice: probabilmente una spiegazione potrebbe essere che Cartier-Bresson per trasmettere l’interiorità dei suoi personaggi si sia rivolto agli aspetti noti della loro vita, rispettando al tempo stesso il loro ambiente e nel momento in cui, i protagonisti si sentivano al sicuro, presso se stessi, tranquilli e rilassati, risultavano cosi più somiglianti a se stessi.

Davood Madadpoor,
Firenze 2017

Revisore: Marcella Fiorito

Share your thoughts