II.4.1. l’Uomo e l’Artista, Lettura della Fotografia “André Breton. 1961” di Henri Cartier-Bresson (Prima Parte)

II.4.1. L’UOMO e L’ARTISTA
Lettura della Fotografia “André Breton. 1961” di Henri Cartier-Bresson  (I.1 | I.1.1 | I.1.2 | I.1.3 | II.1 | II.2 | II.3.1 | II.3.2)
André Breton © Henri Cartier-Bresson
André Breton 1961 © Henri Cartier-Bresson

Realizzato nel 1961, nel ritratto di Andrè Breton, possiamo individuare la ricerca da parte del fotografo di un’identità culturale. Non a caso Breton è stata una tra le più grandi personalità del panorama artistico del Novecento, accostandosi oltre alla poesia e alla letteratura e alle arti figurative.
Ancora una volta, come possiamo vedere, l’ambiente circostante è uno degli elementi più importanti e rappresentativi di questo ritratto. Lo scrittore è colto in un momento privato e quotidiano, avvolto da tutti gli oggetti a lui familiari.
Quasi al centro della foto è la figura del protagonista che con sguardo assorto ed intenso guarda di fronte a sè, in direzione dell’obiettivo ma poco più in basso. Il suo volto è in “compagnia” di altre figure, una maschera e due statuine probabilmente riconducibili a quella parte dell’esilio avvenuta durante gli anni della seconda guerra mondiale e trascorsa ad Haiti. L’arte “primitiva” potrebbe anche ricollegarsi agli studi più recenti che Breton aveva effettuato sulla così detta “Art Brut”. Il gioco dei volti potrebbe essere un richiamo al motivo del “doppio” tematica molto ricorrente nella poetica dello scrittore.
La luce, che entra da destra, colpisce per metà l’intera inquadratura e mette in evidenza, oltre la figura del poeta, la sua mano e le sculture accanto a lui, ma anche la profondità dell’ambiente che si estende oltre, alle sue spalle. E’ così che il fruitore viene come invitato ad entrare ad osservare l’ambiente privato che caratterizza la personalità di Andrè Breton. La luce mette in evidenza anche la netta linea verticale della parete che divide in due parti l’ambiente. Nella parte in ombra una ricca libreria può essere un allusione ed un omaggio alla prolifica produzione letteraria dello scrittore, ma anche alla sua conoscenza su tanti argomenti. Poco più in basso, vi è il bordo orizzontale di un quadro appoggiato alla libreria, che inquadra perfettamente ad arte una figura femminile in mezzo alle statuine poste in primo piano, probabilmente un altro omaggio allo stretto legame tra il soggetto, il mondo delle arti e le sue numerose collaborazioni con artisti appartenenti sia al mondo della pittura che della scultura.
Quindi, così per come ho argomentato, è inevitabile non riscontrare l’effetto delle condizioni di vita e del passato culturale degli esseri umani sul volto, un mare apparentemente silenzioso e tranquillo. In altre parole le persone sono composte dalle proprie caratteristiche ereditarie e dalla concezione del loro mondo personale. Al riguardo Susan Sontag rileva che:
“Quando Cartier-Bresson va in Cina, ci fa vedere che in Cina ci sono uomini e che questi uomini sono cinesi.”22

Cina 1948 © Henri Cartier-Bresson
Cina 1948 © Henri Cartier-Bresson

Ovviamente si distinguono le persone in base a degli elementi visibili. Lo scopo principale è impegnarsi a tirare fuori le varie caratteristiche e sfumature psicologiche di una persona che, nelle loro diversità, la rendono omogenea e coerente. Tuttavia non sempre è possibile riuscire a tirare fuori tutti gli elementi.
Ernest Gombrich nella prefazione del libro Tête à Tête scrisse:
“I ritratti sono pieni di codici e di elementi visibili che denotano l’identità, la categoria sociale e innumerevoli altri fattori. I ritratti sono come dei manuali didattici limitati – ma allo stesso tempo sono anche illimitati.”23

Jean-Paul Sartre. 1946 © Henri Cartier-Bresson
Jean-Paul Sartre. 1946 © Henri Cartier-Bresson

Infatti i ritratti possono rappresentare dei veri e propri libretti di istruzioni per capire la psicologia delle persone, ma in quanto tali rimanere limitati nel fornire delle spiegazioni. Allo stesso modo possono però essere illimitati, perché ciascun fotografo ne potrà dare una propria interpretazione, diversa di volta in volta, degli stessi soggetti.
Nella ritrattistica dobbiamo credere che se anche ogni ritratto ad un primo sguardo può sembrare incompleto e lontano dal vero, in realtà ci dà le emozioni ed i codici per conoscere la personalità reale del soggetto. Forse il motivo per cui maggiormente le immagini istantanee non sono accettabili è che queste immagini ci danno una visione più lontana dalla nostra conoscenza del soggetto, ma questo fattore non si può considerare come un difetto. In altre parole, un essere umano quando muove i muscoli del viso, modifica la propria espressione in una frazione di secondo, le sopracciglia vanno sopra, le labbra si trasformano e il risultato è un scatto di un momento istantaneo.


22 Susan Sontag, Sulla Fotografia: Realtà e immagine nella nostra società, Einaudi, Torino, 2004, [1a ed., 1977], p. 98.
23 E.H. Gombrich, Prefazione, Henri Cartier-Bresson, Tête à Tête, Gallimard, Paris, 1998, [p. 10].

Davood Madadpoor,
Firenze 2017

Revisore: Marcella Fiorito

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