II.4.2. l’Uomo e l’Artista, Lettura della Fotografia “André Breton. 1961” di Henri Cartier-Bresson (Seconda Parte)

II.4.1. L’UOMO e L’ARTISTA
Lettura della Fotografia “André Breton. 1961” di Henri Cartier-Bresson  (I.1 | I.1.1 | I.1.2 | I.1.3 | II.1 | II.2 | II.3.1 | II.3.2 | II.4.1)
André Breton © Henri Cartier-Bresson
André Breton 1961 © Henri Cartier-Bresson

“Esiste un risultato misterioso nell’uguaglianza dei volti in tutte le arti, come la scultura, la grafica, la pittura e la fotografia – questo mistero che raramente è distinguibile, non rappresenta però un paradosso. La comprensione della vita, tuttavia, normalmente dipende dal movimento; altrimenti come è possibile che esistono delle immagini che ci fanno vedere le emozioni attraverso il volto di una persona vera.
I capolavori di ritrattistica che sono rimasti vivi nella nostra epoca, come la Mona Lisa, Laughing Cavalier di Frans Hals, i ritratti delle persone che conosciamo, Voltaire scultura di Houdon e altri esempi simili; la fotografia famosa di Jean-Paul Sartre del 1946 per noi è uno scatto di un coraggioso Esistenzialismo.”24
Esiste un naturale movimento nel flusso continuo delle cose della vita, movimento che si riflette sui nostri stati d’animo e quindi sulle nostre molteplici espressioni. Di conseguenza, così come è varia e complessa l’esistenza, allo stesso modo lo sono anche le immagini che la ritraggono.
L’attesa, che è una famosa caratteristica di Bresson, nei suoi ritratti è facilmente distinguibile. Con l’evoluzione delle fotocamere moderne, che sono capaci di catturare le immagini in maniera molto più immediata, si è venuta a creare una crepa nella storia della ritrattistica.

Pierre Colle, Paris, 1932. © Henri Cartier-Bresson
Pierre Colle, Paris, 1932. © Henri Cartier-Bresson

Questi ritratti erano solo un documento organizzato e non più un volto vero e vivo. Tanti fotografi hanno cominciato a scattare le immagini istantanee, con la possibilità adesso di potere scegliere solo successivamente lo scatto migliore. Tuttavia Bresson, per raccontare quel “momento decisivo” e quel momento psicologico, aveva sempre pazienza e preferiva aspettare piuttosto che scattare subito.
“Nella casa di Irene e Frederic Joliot-Curie mentre apriva la porta, ha trovato quello che cercava. Loro due come due sculture sprofondate su se stesse aspettavano il fotografo, come se stessero aspettando il giorno della risurrezione dei morti. Al contrario, per fotografare Ezra Pound, per un tempo molto lungo, circa un’ora, è stato in ginocchio in silenzio davanti al poeta.”25
Non è proponibile stabilire degli accordi prefissati per la fotografia del ritratto, probabilmente le sue origini sono da ricondursi alle foto segnaletiche scattate dalla polizia. In queste, infatti, i soggetti venivano fotografati frontalmente, di profilo e soprattutto nella parte degli occhi considerata la più rappresentativa per il riconoscimento della persona. Solo successivamente gli studenti delle scuole teatrali o di ballo cominciarono a sperimentare la diversità delle varie espressioni facciali in base alla contrazione dei muscoli e delle varie reazioni del volto davanti a differenti stati d’animo, che nel loro insieme facevano di ogni soggetto un essere vivo e carico di energia.

Ezra POUND. 1971. © Henri Cartier-Bresson
Ezra POUND. 1971. © Henri Cartier-Bresson

Tutti questi aspetti sono individuabili negli scatti d Bresson, che però non fotografava i suoi soggetti in maniera frontale o a distanze troppo ravvicinate. Tuttavia, anche se in poche occasioni, nei suoi scatti a distanze ravvicinate è possibile individuare tutti quegli elementi legati alla lettura degli stati d’animo dei soggetti attraverso anche i più piccoli movimenti muscolari del volto. Per ottenere questi risultati, Cartier-Bresson cominciava a chiacchierare con i suoi soggetti fino a quando questi, raggiunto uno stato di impossibilità e arrendevolezza, rimanevano fermi ad aspettare il rumore dell’otturatore. I volti di Cartier-Bresson sono intrisi di varie emozioni derivate sia dall’esecutore stesso della fotografia, sia dalla soggezione della posa, sia dai momenti pensierosi e dalla sicurezza in se stessi.
“E’ riuscire a catturare l’attimo giusto che riesce a dare quel valore in più, come quando il soggetto gira improvvisamente il volto verso la fotocamera, come nell’affascinante ritratto della pianista Hortense Cartier-Bresson o il caso del ritratto di Pierre Colle con la sua testa raggomitolata tra le lenzuola. Proprio in quest’ultimo caso, forse la scena era stata già predisposta, tuttavia uno scatto come questo ci fa capire come oltre alla bravura del fotografo a volte sia necessaria anche la fortuna nel riuscire a cogliere il momento più adatto.”26


24 E.H. Gombrich, Prefazione, Henri Cartier-Bresson, Tête à Tête, Gallimard, Paris, 1998, [p. 15].
25 Brian Coe, Les grands photographes et leur technique, Inter-Livres, Quebec, 1990, [p. 94].
26 E.H. Gombrich, Prefazione, Op. Cit., 1998, [p. 33]

Davood Madadpoor,
Firenze 2017

Revisore: Marcella Fiorito

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