I.1. Il Buio della Mente, La Luce della Speranza, Lettura di “Barrio Chino, Barcellona, Spagna, 1933” di Henri Cartier-Bresson

Barrio Chino, Barcellona, Spagna, 1933
© Henri Cartier-Bresson | Barrio Chino, Barcellona, Spagna, 1933.
I.1. IL BUIO DELLA MENTE, LA LUCE DELLA SPERANZA
Lettura di “Barrio Chino, Barcellona, Spagna, 1933” di Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson di ritorno dal suo viaggio in Africa nel 1931, prese coscienza della sua passione per la fotografia e decise di abbandonare la pittura, di strappare le tele e di comunicare a suo padre che voleva diventare un fotografo. Iniziò così il suo viaggio in Europa, e fu proprio durante questo viaggio che scattò molte fotografie tra le più notevoli della sua intera carriera.

Questa fotografia che è stata scattata nel 1933 a Barcellona, ci fa vedere un venditore ambulante addormentato. L’inquadratura verticale con tre soggetti che creano un triangolo, trasporta immediatamente lo spettatore dentro il sogno del personaggio addormentato. Il cestino e il disegno stilizzato sono altri elementi che fanno parte di questo triangolo. La predominanza del nero che contraddistingue lo scatto è divisa in due parti, il venditore ed il cestino della frutta nella parte inferiore fanno da base al triangolo, il disegno sulla parte superiore della foto fa da vertice allo stesso triangolo immaginario. Il tutto ci riporta ad un equilibro intenso che contemporaneamente trasmette stabilità, serenità e tranquillità.

C’è una sottile contraddizione tra Il volto sveglio raffigurato nel disegno con gli occhi aperti e la figura del venditore addormentata. Le linee e le forme geometriche, che sempre hanno un ruolo evidente nelle fotografie di Cartier-Bresson, in questa fotografia invece sono meno notevoli, tuttavia la potenza della sua composizione e la precisione della sua inquadratura sono indiscutibilmente presenti.

La predominanza degli spazi negativi della foto è maggiore nella parte superiore, e ci aiuta a mettere meglio in evidenza l’occhio spalancato della figura stilizzata, che in maniera quasi ironica sembra volere alludere al fatto che sta controllando il cesto di frutta mentre il venditore sta dormendo.

Nonostante l’apparente semplicità, non possiamo considerare lo scatto in questo modo. Infatti le due figure protagoniste dell’immagine, pur essendo simili (il cappello, la faccia rivolta verso sinistra, la bocca aperta) sono in netto contrasto e quindi in tensione tra di loro, in quanto una è vigile e attenta, l’altra è assente, completamente immersa nel mondo dei propri sogni. Questa semplicità ci porta tuttavia a porci una serie di domande che sono come una sfida da dovere risolvere.

È possibile rintracciare l’influenza del surrealismo in questo scatto? È possibile scindere gli ideali di libertà, immaginazione, ricerca di mondi ideali, capacità di intuizione e ribellione propri della poetica di Cartier-Bresson, senza tener conto dell’influenza che tuttavia può avere avuto sulla sua formazione, il frequentare i salotti surrealisti e gli artisti apparenti a questa corrente? E’ possibile che Cartier-Bresson durante il suo viaggio in giro per l’Europa abbia voluto identificarsi nella stessa condizione di girovago di un venditore ambulante povero? La domanda nasce perché in quel periodo Cartier-Bresson aveva da poco intrapreso il suo viaggio armato solo della sua Leica acquistata nel 1932, con una scarsa disponibilità economica a sua disposizione. Pur provenendo infatti da una classe borghese, che tuttavia disdegnava, in quel momento la sua situazione era probabilmente più somigliante a quella del venditore al punto da identificarsi?

Probabilmente Cartier-Bresson attraverso questa immagine voleva anche alludere alla recente crisi economica mondiale che era iniziata appena qualche anno prima, mettendo così in evidenza la nuova condizione sociale dell’uomo nell’epoca dell’industrializzazione. L’uomo, ormai schiavo del proprio lavoro, crolla vittima della propria stanchezza in un sonno consolatorio, ma alle sue spalle il disegno, simbolo dell’arte e quindi dell’ingegno e della manualità degli esseri umani, emerge dal buio metaforico dell’immagine a richiamo di una speranza nei confronti di un futuro migliore, speranza che forse non è andata del tutto ancora smarrita.

Some day
I will come and bring a message.
Into veins I will cast light,
and call out, “O you whose baskets are full of dreams!”
I have brought you an apple, the red apple of Sun. 1

Insieme alla lettura, mi pongo un’altra domanda, una domanda che tratteremmo in questo capitolo. Chi è la proprietario della foto? Il venditore sta dormendo e non si rende conto della presenza del fotografo, Cartier-Bresson è presente e tra lui e il soggetto vi è solo la macchina fotografica. Quindi chi tra Cartier-Bresson, il venditore e la fotocamera è il reale proprietario dell’immagine? Che relazione esiste tra di loro? Che relazione esiste tra questi tre soggetti ed il risultato finale cioè l’immagine? È questa corrispondente al vero, oppure restituisce solo una versione somigliante del reale?

Davood Madadpoor,
Firenze 2017

Revisore: Marcella Fiorito

1. Sohrab Sepehri, poeta iraniano (1928 – 1980).

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